La ricerca scultorea della contrazione virile come espressione di una vigoria e una forza quasi michelangiolesca, senziente ed estetica, nasce dal bisogno di una comprensione dialogica di me stessa e del mio tempo.
La Scultura mi parla di un bisogno di riconciliazione morale tra la delicatezza delle profondità interiori e solitarie e la forza e l’energia muscolare della vita stessa: due entità che dialogano tra loro.
L’espressione scultorea di questo dialogo è la fusione di una manifesta e apparente classicità stilistica con la tensione espressiva di una modernità che contesta e urla la perdita di un passato che non riesce a sopravvivere.
Solo la Scultura è capace di ospitare le asperità e le incomprensioni di questo dialogo, celebrando le mie inquietudini interiori e lasciandole uscire in superficie, nelle vene, nei tessuti muscolari, nelle cicatrici e nelle ferite.
Il Dialogo trascende la mia scultura e rimanda costantemente all’osservatore, che ne ascolta le voci e ne decreta la vita in un fecondo attimo di poiesi artistica: il dialogo è quindi rimandato a voi, alle vostre voci che urlano, che ricordano, che richiamano qualcosa rimasto chiuso nel buio della materia stessa (o del proprio sé).
Qualcosa di me, che mi assomiglia molto ma mai mi aderisce completamente, è rimasto chiuso in ognuno di loro a riprova del fatto che io sono un po’ ciascuno di loro ma in fondo nessuno di loro.
Simona Della Bella